Marketing per un ristorante

 

Marketing per la ristorazione

 

 

 

 

 

 

 

Marketing per un ristorante

Il marketing cosa è:

Un processo che pianifica e realizza la progettazione, la promozione, la politica dei prezzi, la creazione e distribuzione di prodotti e servizi con l’intento di creare mercato e soddisfare l’esigenze di individui, società e imprese.

Il marketing insieme alla comunicazione è linfa vitale per ogni Impresa

Leggi attentamente questo articolo potrà servirti per apprendere segreti e consigli per un marketing strategico:

Ecco alcune strategie per la stesura di un menù che parla in termini di marketing, dietro ogni menù si nascondono messaggi subliminali, nozioni di psicologia e marketing, sondaggi, codici nascosti elaborati in anni di tentativi, errori, esperienza. Sedersi al tavolo di un ristorante e prendere in mano la carta dei piatti è un gesto spontaneo ma tutto quello che accade da quel momento in poi è stato valutato dal ristoratore. Il menù è una pubblicità e come tutte le altre ha il compito di valorizzare il prodotto, orientare il consumatore. E soprattutto far spendere. E in questi tempi di crisi, neanche la lista più anonima è stilata a caso: c’è sempre qualche combinazione particolare, un aggettivo esotico, un tipo di inchiostro o di carta, un nome nuovo dato ad una vecchia pietanza messo lì solo per convincere il cliente. La scienza dei menù la racconta un articolo del New York Times che spiega come l’uso di consulenti e ideatori si stia diffondendo nel mondo dei ristoranti, un settore particolarmente colpito dalla crisi. Stanno crescendo le ricerche nella psicologia de la carte, nella speranza che la via per raggiungere il cuore dei clienti non sia solo quella che passa per lo stomaco ma anche quella che parla all’inconscio. Huddle House è una catena di ristoranti con più di 400 locali diffusi in 17 stati. L’azienda ha assunto Gregg Rapp, un ideatore di menù che tiene corsi di aggiornamento nei ristoranti. Lui è stato uno dei primi a capire che bisognava togliere il simbolo del dollaro dai prezzi vicino ai piatti e lasciare solo la cifra tonda. Sembra infatti, dicono gli studiosi dei menù, che il simbolo del dollaro, o dell’euro, stia lì come una minaccia, solo per ricordare che stai per spendere dei soldi. Cerchiamo di trovare dei modi per aumentare il profitto, ammette Susan Franck, che si occupa del marketing. “Se c’è un piatto tipico, è bene farne un logo, metterne più versioni. Poi è utile romanzare i piatti: invece di omelette è molto meglio “la leggera e soffice omelette del paradiso” e il succo d’arancia è più appetibile se “appena spremuto”. Meglio i prodotti che evocano la famiglia e la genuinità, quelli presentati con un “rinforzo” “bacon della casa”, “prosciutto di campagna”, “uova fresche del contadino”. Una ricerca ha anche dimostrato che i piatti descritti in modo suggestivo lasciano più soddisfatto il cliente e fanno aumentare le vendite”. C’è poi la scienza dei numeri, regole per la scelta esatta dei centesimi, per capire le cifre che hanno più carattere e “bloccano” di meno i clienti, è ormai riconosciuta, per esempio, dicono i consulenti, la forza del dieci e del venti. Vecchi trucchi e food-marketing. “Lo studio dei menù non è solo effetto della crisi, viene da più lontano, la ristorazione è un settore completamente cambiato: una volta si andava al ristorante per mangiare un piatto e bere un bicchiere di vino, oggi anche chi vende il cibo deve offrire un servizio emozionale, e il menù è un codice, lo strumento di questa comunicazione”, spiega Carlo Meo, esperto di marketing. “E’ cambiato anche il modo di mangiare, prima si ordinavano tre piatti oggi uno solo e i proprietari per far quadrare i conti devono in tutti i modi sedurre il cliente”.
Così i menu cambiano e da strumenti semplici diventano schemi complessi: ecco a Londra il menu-touch screen, che funziona come un bancomat, ecco a Milano, il menu-libro, la lista tra le pagine di un romanzo, ecco i menu-lavagna, stile bistrot che hanno il pregio di far ordinare solo i piatti del giorno. Tutto per raggiungere un obiettivo, sempre lo stesso. Quello che Allen H. Kelson nel suo libro I dieci comandamenti per un menu di successo spiega più o meno così: il menu è quella pubblicità che deve convincere il cliente a non uscire con la tasca piena.

La crisi che morde l’economia la tendenza made in USA, patria indiscussa del marketing, di elaborare menù “pubblicitari”, composti cioè da voci studiate apposta dagli esperti per mandare messaggi subliminali e sedurre il cliente. Alcune indagini condotte da società specializzate che analizzano gli orientamenti dei consumatori cercando di carpirne i segreti dimostrano infatti con rigore scientifico una serie di “codici” comportamentali ravvisabili nell’approccio al menù di un ristorante: è provato infatti che il simbolo della moneta accanto ai piatti funzioni da deterrente per chi sia in procinto di scegliere una vivanda (meglio quindi ometterlo), così come il formato stesso della carta (se di grandi dimensioni può sembrare che i piatti siano più costosi) o la grafica troppo preziosa.

Per invogliare il cliente a scegliere quella portata preferibile ricorrere a vecchi trucchi che puntino ad una descrizione dettagliata dei piatti, anche semplici, sottolineando la freschezza dei prodotti impiegati e la loro genuinità, magari richiamandosi alla tradizione, in particolare familiare. Pare che le voci più gettonate, almeno a sentire i consulenti di cui sempre più spesso si avvalgono i locali d’Oltreoceano, siano le cucine della mamma e della nonna, sinonimo di ancestrale, rassicurante bontà.

In Italia le altre parole magiche, capaci cioè di sollecitare l’inconscio dei clienti, sono almeno tre: mediterraneo (coniuga gusto e leggerezza), territorio (fiera appartenenza identitaria alla terra madre) e tradizione (il sapore del passato che ritorna) meglio se rivisitata (per un indispensabile aggiornamento ai gusti contemporanei). Molto in voga anche, per coloro che sono più sensibili alle ragioni dell’etica ambientalista, i cosiddetti menù a km zero, che sfruttano cioè materie prime raccolte nelle immediate vicinanze della zona in cui si trova il ristorante, contribuendo quindi a ridurre l’inquinamento causato dal trasporto delle merci.

Anche la lavagna con le scritte in gesso dei piatti del giorno coglie sempre nel segno: pure qui comunica un senso di “casa” e di confortante atmosfera domestica.

Altri piccoli segreti? Mettere i prezzi vicino alla descrizione della pietanza piuttosto che incolonnati a destra: in questo modo è più difficile confrontare le cifre per trovare i più economici. Le prime e le ultime righe della lista sono le più facili da memorizzare: vanno quindi posizionate lì le pietanze con il maggior margine di guadagno.

Corsi intensivi e formazione sul food marketing, tecniche di vendita, visual merchandising, svolti direttamente presso la tua azienda.

In tutta Italia ed Estero

cellulare Alexander De Nigris

 

 

contattami

 

Consulente chef di cucina Alexander De Nigris

Consulente chef di cucina Alexander De Nigris